"EXPO2020 rimane una direttrice in grado di coagulare nel prossimo triennio ulteriori successi italiani nei settori più disparati, dalla costruzione ed allestimento dei padiglioni dei numerosissimi partecipanti alla produzione artistica dei tanti eventi che accompagneranno i sei mesi dell’Esposizione Universale; dalle gare in corso per

importanti opere infrastrutturali correlate alla manifestazione che avrà inizio nell’ottobre del 2020 fino al promettente inserimento di start-up italiane all’interno del programma di co-finanziamento ExpoLive, che ha già premiato due giovani realtà innovative del nostro paese" afferma Liborio Steliino, Ambasciatore d'Italia a Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) in apertura dell'intervista rilasciata a Tribuna Economica  il 20 dicembre 2017. 

 (L’intervista di S.E. Strellino, Ambasciatore d’Italia negli Emirati Arabi Uniti, rilasciata a Tribuna Economica, riprende la pubblicazione cartacea/digitale del giornale pubblicata il 18 dicembre 2018 dedicata agli EAU; solo nella nostra edicola online: https://www.etribuna.com/eportale/it/26952-tribuna-economica-edicola

 "Gli altri settori che mantengono potenzialità interessanti sono intanto quelli tradizionali e consolidati nel panorama economico locale, primo fra tutti, l’Oil& Gas, penalizzato nell’ultimo biennio dai prezzi al ribasso del barile", ma che può ora contare nell’azione aggressiva di ristrutturazione da parte "dei colossi petroliferi di Abu Dhabi (ADNOC in particolare)".

Non vanno altresì trascurati quegli ambiti in cui "si concentrano gli sforzi in atto di diversificazione economica del paese: la sanità ed il bio-medicale; le energie rinnovabili; la logistica “intelligente”, solo per fare alcuni esempi". 

 

Ambasciatore Stellino, Emirati Arabi-Europa: quanto valgono e come sono strutturati i legami economici tra il Vecchio continente e il Paese?

Il partenariato economico fra Unione Europea ed Emirati Arabi Uniti rappresenta una realtà sempre più significativa nel panorama internazionale. Nel 2016, ultimo anno di cui possediamo cifre globali comparabili ai precedenti esercizi, gli EAU sono stati il 12° partner commerciale dell’UE per volume totale di scambi (1,6%), il 33° fornitore (0.5% delle importazioni) e l’8° destinatario dell’export europeo (assorbendo il 2.6 % delle esportazioni complessive dell’Unione). Parliamo di un valore dell’export UE pari a 45mld di Euro rispetto a 9.2 mld di beni emiratini che hanno fatto ingresso  nel territorio europeo, con un saldo attivo della bilancia commerciale UE di quasi 37 mld.

A marcare ulteriormente in senso positivo queste relazioni va sottolineato il fatto che gli EAU restano tuttora l’unico paese del Golfo a beneficiare (dal maggio 2015) di un regime di esenzione dal visto per i propri cittadini per soggiorni brevi nei paesi Schengen, misura che - oltre a facilitare non poco la frequentazione ed i contatti anche fra le rispettive comunità d’affari - sintetizza in fondo anche il clima di estrema fiducia che pervade relazioni così feconde.

 

Quali sono i principali passi da fare per allargare la collaborazione?

La cooperazione è destinata sicuramente ad ampliarsi nei prossimi anni in senso sia quantitativo che qualitativo, dato l’interesse europeo ed emiratino alla stabilità nell’area medio-orientale, anche alla luce della collaborazione avviata nei confronti di sfide globali, quali il cambiamento climatico e la transizione energetica verso un uso sempre più diffuso delle fonti rinnovabili (ricordiamo che ad Abu Dhabi ha sede IRENA, l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili). Due fattori da tenere in osservazione in questo cammino che considero win-win saranno la Brexit ed i suoi effetti di medio termine (per i legami tradizionalmente forti fra gli EAU e l’ex potenza coloniale britannica), come pure il futuro del GCC (Consiglio di Cooperazione del Golfo), l’organizzazione regionale che raduna la stragrande maggioranza dei paesi arabi del Golfo e che ora si dibatte fra l’impegno verso prospettive assai simili a quelle europee (unione doganale, mercato e moneta comuni) e la crisi in corso fra alcuni dei suoi membri (EAU in primis) ed il Qatar.

 

Rientrando alla struttura delle relazioni Italia-Emirati,  come sono strutturati i legami tra i due Paesi?

Italia ed Emirati stanno vivendo eccellenti relazioni bilaterali in ambito politico ed economico, con la prima dimensione a condizionare favorevolmente la seconda. Il Presidente Gentiloni, in visita a Dubai ed Abu Dhabi lo scorso 31 ottobre, è il quarto capo di governo consecutivo ad avere effettuato una missione negli EAU. Questa continuità, insieme alla fiducia generata dalla conferma di una comune volontà politica verso un partenariato bilaterale strategico, è anche alla base del trend positivo degli ultimi anni in campo economico e commerciale: l’export italiano negli EAU ha superato nel 2015 la cifra record dei 6 miliardi di euro (enorme per un paese di poco più di 9 milioni di abitanti, specialmente se comparato al valore delle esportazioni italiane verso “giganti” come India e Brasile, non superiori in entrambi i casi ai 3.5 mld di Euro) e - dopo un lieve declino l’anno scorso, in linea con gli effetti negativi del calo del prezzo del greggio - sta ritornando a correre nel 2017; nei mesi scorsi, le società italiane sono tornate ad aggiudicarsi importanti commesse infrastrutturali (il Meydan One Mall a Dubai; il Reem Mall e il collegamento fra le isole di Reem e Umfalina ad Abu Dhabi), per non parlare dell’aggiudicazione da parte di un consorzio italiano dell’iconica Al Wasl Plaza, snodo centrale del grandioso sito espositivo di EXPODubai2020; il sistema creditizio-finanziario-assicurativo, dalla SACE alle grandi banche italiane (Intesa SanPaolo; Unicredit, UBI Banca), è presente fra i due principali centri del paese e spinge fatttivamente le affermazioni delle nostre aziende.

 

Esistono particolari agevolazioni o particolari restrizioni per gli investimenti esteri?

La principale restrizione agli investimenti esteri nel paese riguarda la limitazione della quota societaria riservata ad entità straniere (max. 49%) nella creazione di società nella mainland emiratina. Non esistono invece limiti per gli assetti proprietari relativi ad attività economiche ubicate in una delle 38 “free zone” del paese, particolarmente indicate per avvantaggiarsi del felice posizionamento logistico di questa modernissima piattaforma nel Golfo. Sono in effetti sempre di più le società interessate a fare degli Emirati il centro delle loro attività di riesportazione o del loro hub regionale, in un’area che si espande potenzialmente dall’Africa Orientale al sud-est asiatico, passando per il resto del Medio Oriente.


Viceversa, come investono i capitale emiratini  in Italia?

Anche gli EAU hanno dato prova negli anni più recenti di un’accentuata diversificazione degli investimenti nel nostro Paese, come nel resto del mondo: il 100% della Piaggio Aerospace appartiene al Fondo sovrano Mubadala Investment Company, che possiede anche - attraverso la controllata Aabar - oltre il 5% del capitale di Unicredit. Un altro Fondo sovrano, ADIA, il secondo al mondo per valore complessivo di patrimonio, si dirige maggiormente verso l’immobiliare di prestigio (la sua ultima acquisizione nota riguarda l’ex Torre INPS di Milano, con un investimento destinato ad arricchire ulteriormente il tessuto urbano del capoluogo lombardo con una nuova costruzione iconica). L’alleanza strategica fra Alitalia ed Etihad ha invece sfortunatamente pagato le conseguenze di una congiuntura assai negativa del mercato dell’aviazione civile.


Che cosa c'è da sapere prima di effettuare un investimento negli Emirati?

Bisogna assolutamente arrivare molto preparati e rifuggire da qualsiasi tentazione di “mordi e fuggi”. Gli EAU non sono un mercato per operazioni estemporanee ed improvvisate, come non mi stanco mai di segnalare alla miriade di uomini d’affari abbacinati dal contesto invitante di sfarzo e benessere qui diffusi. Senza un “cash flow” che permetta di resistere per almeno 3-5 anni al differimento inevitabile dei ritorni di un investimento serio e ponderato è meglio evitare anche solo di interessarsi a questo paese. Nell’ultimo anno, sono inoltre diverse le aziende italiane assegnatarie di contratti ed appalti a soffrire per il diradarsi dei tempi di pagamento da parte del cliente. Serve quindi un’assistenza professionale da parte dei numerosi studi di consulenza internazionali, anche italiani, qui operanti, e un contatto costante con gli “avamposti” istituzionali, l’Ambasciata ad Abu Dhabi, il Consolato Generale e l’Ufficio ICE a Dubai.

 

Tribuna Economica

 

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